Il via libera del Governo all'ipotesi di CCNL 2022-2024 riguardante i dirigenti scolastici avviene con sei mesi di ritardo rispetto alla sottoscrizione di quello del personale del comparto istruzione e ricerca e ripartisce gli aumenti del 5,78% tra tabellare, retribuzione di posizione e di risultato, tra comunicati festanti dei sindacati firmatari che ora auspicano l'apertura delle trattative per il 2025-2027.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la denuncia di Marcello Pacifico, presidente nazionale UDIR, su tre punti essenziali che devono essere inderogabili per la nuova sottoscrizione: “lo stanziamento in bilancio di risorse necessarie a garantire la perequazione esterna con la dirigenza di seconda fascia dei dirigenti delle funzioni centrali per la parte di stipendio diversa proprio dal tabellare e la perequazione interna tra presidi assunti prima del 2001 che conservano un assegno ad personam (RIA) a tutela dell'anzianità di servizio maturata nel precedente ruolo e quelli assunti dopo il 2001. La presa d'atto del superamento dei vincoli sulla mobilità territoriale attuato per legge grazie all'intervento di UDIR e in deroga proprio alle norme contrattuali”.

Sono tre punti essenziali per i dirigenti scolastici che devono trovare una loro codificazione nella norma contrattuale. Da anni Marcello Pacifico UDIR lotta contro la decurtazione del FUN riuscendo attraverso l'iniziativa giudiziaria a far ripristinare i milioni di euro tagliati durante il blocco contrattuale, per aumentare un salario accessorio che ancora oggi è più basso per i neo-assunti per i dirigenti della scuola e tra i dirigenti del pubblico impiego.

Il comunicato del Governo

Il Consiglio dei ministri, inoltre, ha deliberato di autorizzare il Ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo a esprimere il parere favorevole del Governo in relazione all’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro del personale dirigente dell’Area Istruzione e ricerca per il triennio 2022-2024, sottoscritta l’11 maggio 2026 dall’ARAN e dalle Confederazioni e organizzazioni sindacali di categoria.

L’ipotesi riguarda tutto il personale dirigente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato delle amministrazioni dell’Area, per un totale di 7.916 dirigenti, e prosegue nella direzione della valorizzazione, anche economica, di tale personale. Si riconosce un beneficio medio a regime del 5,78 per cento sul monte salari 2021, di cui il 3,81 per cento derivante dalla rivalutazione della retribuzione tabellare, l’1,49 per cento da quella della retribuzione di posizione e lo 0,46 per cento dalla retribuzione di risultato, con una retribuzione media complessiva pari a 78.543,76 euro.

Gli incrementi del trattamento economico fisso sono differenziati per le tre platee interessate: i dirigenti di prima fascia degli enti di ricerca e dell’Agenzia spaziale italiana, i dirigenti scolastici e delle Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, e i dirigenti delle università, delle aziende ospedaliero-universitarie e di seconda fascia degli enti di ricerca e della medesima Agenzia.