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Nuova vittoria del sindacato Udir che ha permesso ad una preside del primo ciclo di fare il Presidente in una delle Commissioni degli Esami di Stato della scuola secondaria superiore: il Tar laziale annulla quelle parti della Circolare 4537/18 e della Nota Miur 6078/18 che la volevano ingiustamente esclusa, per via di una serie di “paletti” tirati su senza alcuna motivazione. Nella sentenza, pubblicata il 26 maggio, il giudice del tribunale ammnistrativo ha condannato il Miur e ha accolto la domanda della ricorrente che chiedeva l'annullamento previa sospensione dell'efficacia della Circolare Miur sugli Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d'istruzione secondaria di secondo grado.

 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): I paletti voluti dal Miur sono stati censurati dai legali del nostro sindacato, considerando anche che dal 2008 è stato introdotto il ruolo unico della categoria: va ricordato, infatti, che i dirigenti scolastici possono essere nominati prescindendo dal grado scolastico dove operano. Far venire meno questo concetto è illogico e discriminante e i giudici lo stanno confermando in modo inequivocabile.Ci batteremo nei tribunali, fino a quando la giustizia non sarà riassettata per tutti i potenziali candidati a ricoprire quel ruolo.

 

 

A confermare la tesi di Udir è un altro tribunale, quello di Napoli, sezione lavoro, che ha accolto la tesi di un legale che opera per il giovane sindacato,l’avvocato Michele Speranza. Ciò significa che si sta sempre più delineando a favore dei ricorrenti la battaglia che riconosce ai dirigenti scolastici vincitori degli ultimi concorsi la perequazione interna per la retribuzione di anzianità. Per chi è diventato preside dopo il 2001 vanno restituiti 380 euro al mese. Esemplare il caso della dirigente scolastica campana ricorrente, ex docente vincitrice del concorso ordinario di categoria, a cui è stata assegnata l’importante somma risarcitoria.

 

Udir ricorda che sono sempre attivi i ricorsi per recuperare Fun, Ria e Perequazione esterna.

 

 

 

Dopo l’ultimo caso di Parma, risalente all’altro ieri, interviene uno dei massimi esperti della materia, interpellato in una dozzina di processi, dalla Lombardia alla Sicilia, per “presunti maltrattamenti da parte delle insegnanti”: lo specialista, proprio di recente, ha avuto modo di visionare interminabili filmati di maestre più o meno stremate (quasi sempre over 50 e con anzianità di servizio superiore ai 30 anni) accusate di insulti, strattonamenti, botte e minacce ai danni dei loro alunni.

In base all’esperienza vissuta, Lodolo D’Oria sostiene che “è inutile realizzare videoregistrazioni illimitate, estrapolare dei fatti dal loro contesto, trascrizioni romanzate, almeno nelle istituzioni scolastiche, perché si rischia di creare grandi equivoci. Certamente, l’incolumità dei bambini va salvaguardata ad ogni costo e la salute dei docenti rappresenta la miglior garanzia di ciò: per questa ragione, bisogna ricorrere ai giusti mezzi per non ottenere l’effetto paradosso e generare torti a danno di persone innocenti o di un’intera categoria professionale”.

Per approfondire l’argomento, andando oltre ai luoghi comuni e alle facili etichette, Udir sta realizzando una ricerca medico-scientifica e un’indagine statistica sulle due principali helping profession: gli insegnanti che operano nelle nostre istituzioni pubbliche e la categoria professionale degli operatori sanitari pubblici, limitatamente a medici, psicologi e infermieri.

 

 

 

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