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Si è appena concluso l’incontro per la definizione delle aree della dirigenza pubblica, atto preliminare per la definizione degli atti di indirizzo relativi al rinnovo dei contratti d’area.

È stata “pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 24 settembre n 133 contenente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 agosto 2021, n. 111, recante misure urgenti per l’esercizio in sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali e in materia di trasporti”. Udir sottolinea come la prima regola per limitare il contagio del virus sia certamente il distanziamento sociale, utile ad arrestare la corsa del Coronavirus, poiché il Green pass da solo non può certamente essere la risoluzione del problema. Il giovane sindacato ha affermato anche che le azioni da attuare restano altre, come quella di mantenere il distanziamento minimo tra gli alunni, l’incremento delle sedi di presidenza e di spazi per permettere il dimezzamento degli alunni per classe.

La scuola è in moto e anche il virus non si arresta. Tra i lavoratori della scuola continua la preoccupazione del contagio, tra green pass e lezioni in presenza, con molte classi già in quarantena in tutta Italia. Ma a scuola la sicurezza è garantita? Il sindacato crede di no, che l’unico elemento in grado davvero di arrestare il contagio sia il distanziamento sociale nelle aule, con relativa necessità di avere maggiori spazi. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Udir, ha sottolineato che “la via più semplice per arrestare il cammino del virus oggi è riformulare la distribuzione e la composizione delle aule per rendere possibile il distanziamento sociale ed evitare la diffusione del Coronavirus”.

 

È altissima infatti la percentuale di lavoratori della scuola che hanno paura di essere contagiati. Di recente Udir ha commentato le parole del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, alla Camera che ha assicurato, non molti giorni fa, l’esiguo numero di docenti e studenti in quarantena

Marcello Pacifico (Udir): “Bisogna ricalibrare la distribuzione e la composizione delle aule per rendere possibile il distanziamento sociale ed evitare di conseguenza la diffusione del virus. Il fine sarebbe quello di recuperare almeno 400 sedi di scuole autonome, sono necessari più spazi”

Sempre più classi vengono isolate in seguito a contagi e Udir sottolinea come la via più giusta da seguire sia quella di contenere la diffusione del virus attraverso il giusto distanziamento sociale, da rendere possibile con l’eliminazione delle classi pollaio. Marcello Pacifico, presidente Udir, ha affermato che “bisogna intervenire su quelle classi pollaio di cui si è parlato molto negli ultimi due anni ma si è fatto ben poco se non nulla. Soprattutto in tempo di Covid-19 non si può più soprassedere.  Bisogna rivedere e ricalibrare la distribuzione e la composizione delle classi per rendere possibile il distanziamento sociale ed evitare di conseguenza la diffusione del virus. Come Udir abbiamo presentato molte proposte di modifica e alcune di queste sono state accolte, come per esempio quella di consentire alle scuole con più di 300 alunni, in zone montane o isolate, o con 500 alunni in condizioni normali, e non più 600, l’attribuzione di un dirigente scolastico e dunque di una sede autonoma. Il fine sarebbe quello di recuperare almeno 400 sedi di scuole autonome. Bisogna pensare che a oggi abbiamo 8mila scuole autonome per 42mila plessi, 12 anni fa erano più di 12mila”.

Gli investimenti statali per la scuola sono ancora molto al di sotto delle media Ocse, gli abbandoni scolastici troppo al di sopra della soglia del 10%, gli stipendi del personale lontanissimi da quelli dei colleghi d’oltre frontiera. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Ocse Education at a Glance 2021, pubblicato in queste ore.

“Si tratta di numeri preoccupanti – dichiara Marcello Pacifico, presidente Udir – che ci confermano quanto gli investimenti in Italia siano al di sotto di quelli dei tanti Paesi che gravitano nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Essere ancora tra coloro che spendono meno per l’Istruzione è una situazione di base, secondaria e universitaria, è una condizione che ci addolora. Significa che i Governi non sono in grado di sganciarsi dalla logica che associa la spesa per formare i propri cittadini come un costo e non come un investimento. A subire le conseguenze di questa inerzia finanziaria sono sicuramente gli studenti, le scuole e chi le dirige, costretto a mille acrobazie per realizzare anche l’impossibile: anche perché sono chiamati a gestire contesti, come quello dell’edilizia scolastica, di cui sono diretti responsabili senza avere a disposizione la gestione economica. Come dei ministri senza portafoglio, però pagati poco più degli impiegati”.