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Lo chiede a gran voce il sindacato Udir che sosterrà in tutte le sedi l’avvicinamento a casa prima ancora dell’assegnazione delle reggenze, a partire dei capi d’istituto campani immessi in ruolo a seguito della procedura concorsuale pubblicata con D.D.G. del 13 luglio 2011. È bene, perché ciò avvenga, che con il nuovo contratto si rispetti la quota riservata del 30%, la quale invece negli ultimi due anni è stata tenuta al di sotto di questa percentuale per favorire lo scorrimento della graduatoria relativa al vecchio concorso. In subordine, per i capi d’istituto campani che non dovessero rientrare in tale “movimento”, sarebbe anche utile ottenere un trasferimento nelle regioni limitrofe: l’eventualità consentirebbe loro di avvicinarsi comunque alle famiglie, dopo che per un triennio sono state affrontate ingenti spese per i viaggi e gli alloggi posti in località dove il costo della vita risulta decisamente alto.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questi dirigenti campani hanno ragioni da vendere, perché non è possibile che vi siano dei posti vacanti e vengano assegnati in reggenza oppure conferiti ai neo-assunti: va quindi assicurata l’intera percentuale di posti prevista per legge, garantendo tale diritto nero su bianco all’interno del contratto nazionale della prossima mobilità. La priorità per noi è che il rientro dei vincitori dell’ultimo concorso nelle regioni di loro richiesta, laddove vi siano posti vacanti e disponibili, si realizzi prima dell’assegnazione delle reggenze. Lo chiederemo in tutte le sedi possibili.

 

Il sindacato avvia i ricorsi gratuiti al TAR del Lazio avverso la Circolare Miur 4537 del 16 marzo scorso, che esclude in modo illegittimo dal ruolo di presidenti delle Commissioni degli Esami di Stato tutti i dirigenti degli istituti comprensivi e dei Centri Provinciali per l'Istruzione degli adulti. È necessario presentare la domanda di partecipazione e adesione al ricorso entro il 4 aprile.

 

Marcello Pacifico (Udir): Siamo dell’avviso che occorre salvaguardare il diritto di tutti i dirigenti scolastici ad accedere alla carica di presidente degli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo d’istruzione, perché si tratta di dirigenti provenienti dal ruolo di docenti, regolarmente abilitati all’insegnamento alle scuole superiori, tutti laureati in possesso degli stessi titoli e che gestiscono un alto numero di plessi e situazioni organizzative complesse, alla pari dei colleghi della scuola secondaria. Secondo noi è una esclusione incomprensibile, che a breve dovrà essere spiegata ai giudici del Tar del Lazio.

 

ROMA, 19 MAR - A settembre 2.500 istituti senza preside. A lanciare l'allarme è l'Udir secondo cui serve la proroga di un anno del pensionamento dei dirigenti scolastici. "Con l'uscita dal lavoro, volontaria e d'ufficio, che si concretizzerà in estate, anche per colpa di un concorso elefantiaco con precari e neo-immessi in ruolo illegittimamente esclusi, si stima - spiega il sindacato in una nota - che si sfioreranno le 2.500 reggenze. Per evitare che la situazione precipiti, lasciando le scuole nel caos, quelle in reggenze e quelle di assegnazione dei presidi reggenti, l'associazione sindacale Udir si è fatta promotrice di una proposta emendativa, attraverso la quale chiede di posticipare di dodici mesi i pensionamenti dei dirigenti scolastici destinati ad andare in pensione il prossimo primo settembre. Si tratterebbe di una facoltà, quindi su base volontaria, molto utile per limitare i danni". Il sindacato dei presidi chiede dunque di integrare l'art. 1 della legge 114/2014 con l'aggiunta del comma 8: "Al fine di garantire l'efficienza e la qualità del sistema Istruzione e di limitare l'uso spropositato delle reggenze che non garantiscono un adeguato sistema formativo e didattico-pedagogico del servizio Istruzione, il personale Dirigente scolastico collocato d'ufficio in pensione dal 01.09.2018, a domanda volontaria è mantenuto in servizio fino al 31.08.2019, considerato che dal 01.09.2019 subentreranno in servizio i vincitori del Concorso dirigenziale in atto". (ANSA).

 

Con l’uscita dal lavoro, volontaria e d’ufficio, che si concretizzerà in estate, anche per colpa di un concorso elefantiaco con precari e neo-immessi in ruolo illegittimamente esclusi, si stima che si sfioreranno le 2.500 reggenze. Per evitare che la situazione precipiti, lasciando le scuole nel caos, quelle in reggenze e quelle di assegnazione dei presidi reggenti, l’associazione sindacale Udir si è fatta promotrice di una proposta emendativa, attraverso la quale chiede di posticipare di dodici mesi i pensionamenti dei dirigenti scolastici destinati ad andare in pensione il prossimo 1° settembre. Si tratterebbe di una facoltà, quindi su base volontaria, molto utile per limitare i danni.

Il giovane sindacato dei presidi, pertanto, chiede di integrare l’art. 1 della legge 114/2014 con l’aggiunta del comma 8:Al fine di garantire l'efficienza e la qualità del sistema Istruzione e di limitare l’uso spropositato delle reggenze che non garantiscono un adeguato sistema formativo e didattico-pedagogico del servizio Istruzione, il personale Dirigente scolastico collocato d’ufficio in pensione dal 01.09.2018, a domanda volontaria è mantenuto in servizio fino al 31.08.2019, considerato che dal 01.09.2019 subentreranno in servizio i vincitori del Concorso dirigenziale in atto”.

 

Gli aumenti previsti dalla Legge 205/17 risultano tre volte sotto l’inflazione del 2018 e ben tredici volte rispetto agli arretrati che spettavano al comparto: in pratica, tali incrementi sono stati tarati su quasi tre milioni di dipendenti statali con un reddito medio di 30 mila euro, così come concordato con CGIL, CISL, UIL nell’intesa con la Funzione Pubblica del 30 novembre 2016. Gli stessi sindacati, però, a livello di dirigenza, non detengono il 50% della rappresentatività, tranne che per coloro che operano nei comparti Centrali. Udir, pertanto, invita a resistere e a non abbandonare chi amministra la res publica, la cui gestione deve sempre e comunque salvaguardare gli interessi dei lavoratori e non di chi amministra.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Come Udir, rivendichiamo per la Scuola l’assegnazione specifica della perequazione interna (nota come RIA), assente per tutti i dirigenti assunti a partire dal 2001. Come riteniamo doveroso recuperare fino a 42mila euro di perequazione esterna, recuperando quell’indennità di vacanza contrattuale congelata, al fine di ottenere aumenti del 4,26% per il 2015, del 4,66% per 2017 e del 5,51% per l’anno in corso. Perché non si può risolvere tutto con degli aumenti fittizi, pari a qualche centinaia di euro lordi dopo tempo immemore, mentre gli altri dirigenti pubblici percepiscono stipendi annui vicini ai 100mila euro con responsabilità e carichi di lavoro enormemente inferiori.

 

Alla sconveniente sottoscrizione del contratto del comparto Scuola all’Aran potrebbe presto seguire quella del rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici che da un decennio hanno gli aumenti stipendiali bloccati e disallineati rispetto all’inflazione. Gli aumenti previsti dall’ultima legge di Bilancio, la L. 205/17, sono infatti inferiori di tre volte rispetto a quello che sarebbe spettato loro di diritto per il 2018; addirittura, ben tredici volte in meno per quanto riguarda gli arretrati relativi al biennio 2016/201. Inoltre, non appare legittimo il parziale recupero nella perequazione esterna della parte fissa della retribuzione di posizione per lo stesso triennio contrattuale, né appare tollerabile l’attuale determinazione del Fondo Unico Nazionale, ridotto di un terzo rispetto agli anni precedenti. Infine, dopo i tanti impegni sottoscritti a verbale nelle note a margine dei precedenti contratti, ora i sindacati rappresentativi e il Miur devono onorare gli impegni pure sulla RIA da riconosce a tutti i dirigenti scolastici assunti dopo il 2001.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Per contrastare gli aumenti fittizi non rimane che aderire al ricorso gratuito al giudice del lavoro: si chiederà contestualmente, in tal modo, il recupero del Fondo Unico Nazionale, il recupero della retribuzione di posizione e di risultato dal 2011 al 2015, in modo da ottenere la corresponsione della retribuzione di posizione-quota variabile e la retribuzione di risultato maggiorate della quota spettante al ds delle risorse indebitamente sottratte al Fun dall'anno scolastico 2011/2012 fino all'a.s. 2015/2016, nonché riconoscere in via permanente quanto indebitamente sottratto nell'a.s. 2015/2016. Il ricorso Udir punta poi al recupero erariale imputabile agli effetti dei Contratti integrativi regionali: sono somme spettanti a seguito delle trattenute d'ufficio effettuate dalla Ragioneria Territoriali dello Stato, dopo la firma dei Contratti Integrativi Regionali, nonché dei mancati aumenti sulla base della fascia d’appartenenza o di errori commessi dall'amministrazione.

 

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